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Post Taggati ‘morrison’

Van Morrison – Astral Weeks Live At The Hollywood Bowl

23 Gennaio 2010 29 commenti

Van Morrison
Astral Weeks (Live at the Hollywood Bowl)
2009 – Listen to the Lion Records

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Van Morrison: che Dio vi perdoni

7 Ottobre 2008 3 commenti
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Questo è il tempo di riscoprire Van Morrison

7 Settembre 2008 15 commenti


Lode e onore alla casa discografica Universal Music che nel corrente 2008 ha pubblicato ben quindici album storici di Van Morrison dal 1971 al 1999. Le registrazioni di ogni album sono state "rimasterizzate" e, pertanto, la qualità del suono è più bella che mai. Inoltre ogni album contiene un paio di tracce aggiuntive rispetto l’originale: sono versioni alternative e sconosciute di canzoni del repertorio. Insomma, è tutta musica d’oro per le nostre orecchie. Ci sarebbero altri album da rimasterizzare, visto che la produzione del nostro irlandese è sterminata.
Ma accontentiamoci per ora di questi quindici dischi appena rimasterizzati: eccoli qui, ad uno ad uno. Chissà che non possa essere di vostro interesse un disco fra i tanti che uno dei massimi protagonisti della musica rock & soul abbia mai espresso negli ultimi decenni…

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Counting Crows: sabato sera e domenica mattina

26 Aprile 2008 37 commenti

Van Morrison – Keep It Simple!

21 Marzo 2008 28 commenti

Van Morrison – Pay The Devil

26 Gennaio 2008 9 commenti

Massimo Priviero, compagno di viaggio rock

23 Aprile 2007 21 commenti

Massimo Priviero

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Van Morrison – Pay The Devil

25 Aprile 2006 67 commenti

Vuoi giocare a carte con Van Morrison?

3 Marzo 2006 18 commenti


Questa sera ho giocato a carte con Van Morrison.
Sì ho giocato a blackjack con il più grande musicista irlandese degli ultimi 40 anni.

Non mi credete? Allora vi spiego. La cosa funziona così: voi giocate a carte con lui, lo lasciate vincere e lui suonerà per voi gratuitamente tutte le canzoni del suo ultimissimo album in uscita il 6 marzo 2006. Mitico!

Guardate è molto semplice. Fate clic su questo link:
http://www.losthighwayrecords.com/vanmorrison/whatsTheDeal-intl.html
e sul monitor del vostro PC vi appare il buon vecchio Van con tanto di cappello Stetson. Ricordatevi di alzare il volume del vostro audio, perché parte subito la prima canzone dell’album in streaming, mentre Van distribuisce le carte. State al gioco premendo “Hit me” (Carta) o “Stay” (Servito).

Se vi chiedete perché l’ho fatto? Beh, ragazzi, non scherziamo: io ho passato una serata con la musica del mio artista preferito. Dite che è poco?

Devo dirvi che, per quanto riguarda questo nuovo album, sicuramente tornerò qui in questo blog non appena mi sarà possibile, con la pubblicazione della recensione di Pay The Devil: tornerò dopo aver acquistato il CD ed averlo ascoltato con la dovuta religiosità e la massima calma. Devo essere sincero: le carte e l’emozione di scoprire un nuovo album di Van Morrison mi hanno distratto un pochino stasera.

Sullo stile di questo album, vi anticipo solo che il vecchio musicista di Belfast stavolta vi sorprenderà: infatti, dopo una schiera infinita di album dedicati al rock, al blues, al rhythm’n'blues, al soul, al gospel, al songwriting, al folk-rock, alla musica celtica e al jazz-rock, dopo 40 anni di onorata carriera eccolo uscirsene nel 2006 con un album di musica country. Urca!

In effetti questo scorcio di 2006 è il gran momento della “Country Music”. Nelle sale cinematografiche del mondo occidentale, si celebra la memoria dell’indimenticabile Johnny Cash, con il film Walk the Line, mentre Van Morrison arriva nei negozi con questo gioiello dedicato alla parte più nobile della musica di Nashville. Eccolo fresco di stampa: in Pay the Devil troverete il cuore artistico dei talenti migliori di questo grande stile americano: Hank Williams, Willie Nelson, George Jones, Big Joe Turner, Webb Pierce e molti altri.

Mi raccomando, non perdete l’occasione di giocare a carte stasera con Van Morrison. E non preoccupatevi se perderete: stasera paga il diavolo (almeno una volta!).
Riferimenti: Pay the Devil – Van Morrison

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Van Morrison – Magic Time (2005)

30 Maggio 2005 14 commenti


Negli ultimi due anni, Van Morrison è stato a lungo impegnato in una duratura tournée. Non ha di certo trovato il tempo necessario per scrivere nuove canzoni e chiudersi in uno studio di registrazione. Infatti, “Magic Time” raccoglie una serie di registrazioni eseguite prima del Natale 2003, giorno in cui è scomparso Foggy Little: non per nulla Van Morrison ha deciso di dedicare “Magic Time” alla memoria di questo valente chitarrista che ha suonato in dieci brani sui dodici presenti nel disco. Si tratta pertanto di un CD uscito con un certo qual ritardo, rispetto le sessioni di studio con una piccola band di grandi musicisti, in un periodo contemporaneo della preparazione dei due album precedenti: “Down The Road” (2002) e “What’s Wrong With This Picture” (2003). Il sospetto è che alcuni di questi brani siano gli out takes dei due album citati. Stando così le cose, sembrerebbe apparentemente che “Magic Time” sia un?opera di secondo piano. Invece, quest?album si rivela come un?autentica sorpresa. Straordinario. Forse questo periodo d?attesa è servito per affinare al meglio il lavoro di post-produzione. Le note fluiscono via come una brezza lieve che soffia in una sera d?estate e ci rendiamo conto della straordinaria qualità del magma sonoro. L’intento di riprodurre, su CD in ambito digitale, l?anima di una musica che vive di strumenti acustici ed elettromeccanici, continua ad essere il frutto di un?arte delicata e profondamente umana, nonostante tutto il suono digitale circolante negli studi di registrazione in tutto il mondo. Riconosciamo dunque il coraggio e la costanza di Van Morrison nel ripresentare una qualità musicale che naviga contro corrente in tempi di loop-music dilagante. La sua bandiera sventola ancora in alto sul pennone della nostra nave, in barba alle mode e a chi vorrebbe che il nostro sessantenne irlandese cambiasse musica. In realtà, il lavoro minuzioso e la cura di perfezionamento con cui è stato confezionato “Magic Time” sono realtà rare ed encomiabili: quanti album escono sul mercato con questa accuratezza artigianale? Chi è ancora in grado di cristallizzare le emozioni sotto la forma di una sequenza di tracce su CD? Probabilmente, è giusto dividere il merito in parti eque fra il produttore dell?album, Van Morrison stesso, e chi ha curato le registrazioni e il missaggio, vale a dire Alastair McMillan. Da ascoltare, per credere.

Le note iniziali dell?album sgorgano dall?attacco di un sax alto, suonato dallo stesso artista irlandese, mentre un lucente effetto di riverbero arricchisce il suono di un calore incantevole. E? il primo brano della scaletta, si chiama “Stranded” e colpisce direttamente al cuore, grazie alla la presenza inaspettata di un suono di pianoforte antico, crudo e autentico, per niente contemporaneo e, per questa ragione, seducente. Convincente poi la presenza del timbro di un basso corposo e robusto, capace di offrire una sostanza genuina all?architettura totale di tutto il suono, senza i fronzoli superflui con cui ci stanno viziando le tendenze degli ultimi anni. Le voci e i cori emergono dal muro sonoro della band con pulizia e grande realismo. La scansione musicale di questa traccia mi conduce ad un?altra osservazione di carattere generale su questo CD: in diversi brani emerge una sensazione primitiva, come se la creatività artistica del Nostro avesse ritrovato il seme antico dal quale erano scaturiti i capolavori classici del lontano 1968; mi riferisco a “Madame George” e “Cyprus Avenue”. Voi che dite: sto forse esagerando? Come se, dopo aver vagato per anni fra blues, rock, soul, gospel e musica celtica, fosse giunto il tempo di ritornare alle radici e tentare la sintesi di una quarantennale galleria musicale. Insomma questo “Magic Time” si presenta come se fosse l?album che chiude il cerchio di tutta la carriera dell?artista Van Morrison. Datemi retta: ve la sentite davvero di rinunciarvi?

La seconda traccia è la mia preferita. “Celtic New Year” ha inizio con la chitarra sincera e avvincente del compianto Foggy Little e procede con una ballata che sembra celebrare il gemellaggio fra le atmosfere arcaiche di Belfast e quelle oscure di New Orleans: vi segnaliamo la presenza di Paddy Moloney dei Chieftains al flauto e degli archi della Irish Film Orchestra. Questo è il Morrison che vorremmo sempre ascoltare.

Toni blues di gran classe fanno capolino con le liriche a sfondo etico di “Keep Mediocrity At Bay” e il ricorso alla tradizionale metafora ferroviaria di “Evening Train”. Due gioielli di rara eccellenza.

Sono rimasto invece perplesso dopo l?ascolto di “This Love of Mine”, un estratto dal repertorio di Frank Sinatra: non discuto l?intenzione di inserire un omaggio dedicato all?indimenticabile voce italo-americana, ma non posso esprimere alcun entusiasmo per questa esibizione convenzionale, molto vicina allo stile di Frankie e alquanto lontana dal tocco personale di Van.

Per fortuna, ritorniamo nell?alveo della poetica ?morrisoniana? con “Just Like Greta”, un brano caldo ed intelligente ispirato al desiderio del nascondimento dell?artista, come fece la mitica Greta Garbo negli ultimi anni della propria vita. Questo brano appartiene all?infinita sequenza di canzoni composte con gran coerenza dal nostro irlandese e il cui arrangiamento si segnala per tre gemme: il lavoro dolcissimo e suadente del coro in sottofondo, l?arrangiamento in stile celtico degli archi da parte di Fiachra Trench e il gioco armonioso dell?organo Hammond di John Allair.

Fra i pezzi più pregevoli in quest?album, è giusto citare “Gypsy In My Soul”, un brano dove il nostro artista ci racconta dello zingaro irrequieto che opera da sempre nella sua anima.

A seguire, compare il punto più debole di tutto l?album: si tratta dello standard jazz “Lonely and Blue”, un brano troppo esclusivo e troppo cool per i nostri gusti; una traccia da trascurare.

Ma il Nostro si riscatta prontamente con il passaggio successivo: “The Lion This Time”. E quando arriva il finale in crescendo, non provo vergogna nel confessarvi che personalmente non riesco mai a trattenermi e tutte le volte finisco anch?io a cantare a squarciagola il ritornello insieme a Van Morrison. E? più forte di me!

La title-track ?Magic Time? porta il marchio di fabbrica dell?Autore e ripresenta un tema che ricorre spesso nella sua poetica: l?età dell?oro è già passata e i tempi magici sono ormai trascorsi, mentre noi non possiamo fare altro che tentare di mantenerli attuali e vivi ai giorni nostri. Nulla di nuovo sotto il sole, quindi. Ora provate a chiudere gli occhi durante l’ascolto di ?Magic Time? e sperimenterete sulla vostra pelle quella stessa nostalgia verso i momenti migliori dei vostri ricordi personali. Questa canzone si distingue per un?esecuzione strumentale perfetta: trasuda eccelso feeling da tutti i pori.

In un album così epico non poteva mancare un cenno di gospel: ?They Sold Me Out? si riferisce al senso di solitudine provato da Gesù, quando realizza di essere stato tradito e venduto per pochi denari; ma Van rende autobiografico il senso di desolazione provato nella notte dei Getsemani e ci lascia intuire che anche lui, come il Cristo, ha provato la stessa sensazione di abbandono, probabilmente quando il Giuda di turno (l?industria del disco?) ha venduto al mercato la sua intima identità di artista.

E per chiudere l?album, ecco che ricompare un blues, “Carry On Regardless”: sul finale, prevale il divertimento con tanto di sghignazzata generale. Registrata fedelmente.

A fine agosto 2005, Van Morrison festeggerà i suoi 60 anni, 40 dei quali trascorsi curando la pubblicazione di oltre 35 album, tutti da collezionare. “Magic Time” è l?album appropriato per celebrare quest?anniversario. C?è sempre un tempo per chi cerca la magia nella musica.

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