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Archivio per la categoria ‘Società’

Il seme a la speranza – I Gang

23 Agosto 2006 34 commenti


Gang
Il seme e la speranza
1 Giugno 2006 (Lifegate)

Pochi giorni fa ho acquistato il mio primo disco dei Gang. Era da tempo che volevo farlo.
E’ molto probabile che non ripeterò l’esperienza in futuro.

Onestamente, mi ero fatto convincere all’acquisto da alcune recensione benevoli lette qua e là (Mucchio Selvaggio, Buscadero, Mescalina) e dal fatto che ho sempre riscontrato pareri positivi su questo gruppo italiano guidato dai fratelli Severini.

In effetti ci sono delle buone intenzioni in questo album del 2006: la volontà di riscoprire le nostre radici e di ?riportare tutto a casa?. Il disco è pervaso da un grande voglia di testimoniare il nostro passato di paese agricolo e contadino. Peccato che il prodotto finale sia distante anni luce dalla realtà contadina nella sua completezza e si presenti piuttosto come una splendida lezione di ideologia militante.

Dal punto di vista strettamente artistico, non sono rimasto particolarmente impressionato dalla voce di Marino Severini, e molto meno dall’impasto sonoro. Poca fantasia e poca qualità che raggiungono il pedice in una cover da dimenticare della celebre This land is your land di Woody Guthrie.
C’è persino un sospetto di plagio di un canto liturgico: Maria il cui titolo si rifà ad un personaggio storico come Maria Santiloni Cavatassi; peccato che il ritornello sia pressoché identico ad un inno religioso dedicato alla madre di Gesù, scritto e cantato dalle ragazze del Gen Verde (ma forse i canti di chiesa non sono coperti da diritti d’autore e quindi è possibile in questo caso “saccheggiare” la creatività altrui… mmm, non saprei davvero).

Non intendo essere troppo negativo: ho trovato simpatici i toni rock di Comandante, un brano in pieno stile Bubola e dedicato al mitico Comandante Marcos; ed ho trovato sempre toccante riascoltare i cori delle mondine.

Tutto il resto è molto istruttivo, specialmente se siete un fondamentalista di una specifica area politica, ma ha poco a che fare con la musica.
Ci sono modi e modi di parlare con toni popolari di lavoro e di resistenza con la musica. In questa occasione i Gang sono stati travolti dalla retorica politica, senza particolari emozioni e senza brividi.

Peccato, eppure ci contavo.

Riferimenti: Sito ufficiale

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Van Morrison – Pay The Devil

25 Aprile 2006 67 commenti

Mina – L’allieva

3 Aprile 2006 36 commenti


Mina
L?allieva
Novembre 2005 (GSU)

Secondo voi Mina ha davvero qualcosa da imparare dal compianto Frankie? Secondo me, no. E in questo giudizio secco si comprende tutta la valutazione di questa registrazione. Il nostro migliore ?cavallo di razza? ha deciso di mettersi a confronto con il repertorio classico del mostro sacro nord-americano e ne è venuto fuori un lavoro alquanto discutibile.
Ovviamente i sostenitori di Mina, quelli che collezionano tutti i suoi album, mi odieranno per questo: ma io che cosa ci posso fare, se questo album non ha saziato la mia fame della voce della tigre di Cremona?

Allora, diciamo che le 14 canzoni interpretate da Mina in questo omaggio a Frank Sinatra rappresentano comunque un lavoro serio e curato nei dettagli. E vorrei qui elencare infatti quali sono gli aspetti che mi hanno convinto: l?interpretazione leggera di Strangers in the Night, la voce stanca e finalmente sincera in My way con un efficacissimo accompagnamento da parte di una sola, nuda e cruda chitarra jazz suonata da Andrea Braido, il pianoforte di Danilo Rea (gli perdono volentieri l’inutile voglia di esagerare), e l?idea di aver registrato gran parte dei brani in studio in “presa diretta”, come si faceva appunto negli anni ?50, nei tempi a cui risale questo repertorio di Sinatra.

Mentre invece ho trovato censurabile quanto segue: la quasi totale assenza di partecipazione emotiva da parte di Mina, gli sciropposi e scontati arrangiamenti degli archi da parte di Gianni Ferrio, il disappunto nato dalla consapevolezza di che cosa sia capace questa cantante, e il tono un po? caramelloso della confezione generale di questo album.

Se avete avuto fortuna, come il sottoscritto, la vostra copia del CD appartiene a quella tiratura limitata che comprendeva anche una traccia video di Blue Moon.

Scusatemi, fedeli ammiratori di Mina: sono sicuro che anche voi avreste apprezzato un pochino più di coraggio da quella signora che resta comunque la voce più bella, che abbiamo mai ascoltato in Italia.

Ma c?è modo di rimediare: credo proprio infatti che mi procurerò la raccolta appena pubblicata dalla EMI: The Platinum Collection 2. Sono sicuro che troverò pane per i miei denti.

Riferimenti: Sito ufficiale di Mina

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Paolo Conte – Live! Arena di Verona (2005)

24 Dicembre 2005 16 commenti


Paolo Conte – Live! Arena di Verona (2005)
Atlantic – 13 Dicembre 2005

Ecco un altro disco dal vivo, per il cantautore piemontese.
Trattasi di album doppio (CD audio), disponibile anche in DVD (quindi anche video!).

Trattasi di un’opera riuscita a dovere.

Paolo Conte è in gran forma, i musicisti hanno dato il massimo, dietro il mixer i tecnici hanno compiuto il loro dovere in modo eccellente.
Dischi registrati dal vivo così, con questa grande qualità, riconciliano con la musica.
In effetti, questo album riporta le tracce di una recente tournée trionfale dove Paolo Conte ha saputo rivelarsi grandioso come non mai.
In particolare la registrazione è quella del concerto di Verona, città dove Paolo Conte aveva esordito 29 anni or sono: si narra infatti che la sua prima esibizione del vivo sia avvenuta proprio a Verona nel 1976 davanti a 200 persone. Quest’anno erano 12.000!

Si apre con un inedito di altissimo valore dai toni sudamericani: “Cuanta Pasiòn”. E poi scorrono tutti i titoli più celeberi di un lunghissima e fortunata carriera artistica: cito alcuni episodi, “Sotto le stelle del jazz”, “Alle prese con una verde milonga”, “Genova per noi”, “Via con me”, “Bartali”, “Max”, “Diavolo rosso” e “Eden”.

Consigliatissimo!
Riferimenti: Paolo Conte (Warner Music)

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Tutti in fila davanti a quella cassa

13 Luglio 2004 13 commenti


Caro lettore di web, vorrei esserti d?aiuto.
Vorrei renderti nota la mia esperienza, al fine che tu possa trarne beneficio.

Era il 1998. Eravamo in fila in un McDonald, tutti davanti a quella cassa. Al mio turno, anch?io ho ordinato la ?Sacra Triade? Hamburger-Patatine-CocaCola. Ho pagato e mi sono recato al tavolino per consumare. Il mattino dopo ero ricoverato al pronto soccorso a pregare la ?Santa Trinità? (Padre-Figlio-SpiritoSanto), grazie ad un dolore che mi toglieva il fiato. Trattavasi di gastrite antrale acuta. Una puntura di non so quale stupefacente somministratomi dal medico e una cisterna di flebo hanno risolto il problema grave di quel giorno; poi, una lunga cura per combattere la gastrite ed ora sto bene.
Voi direte ora: tu stavi male già prima e McDonald è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. OK, era un periodo stressante di lavoro ed ero molto stanco. Ma non avevo mai avuto nessun disturbo simile in precedenza.
Ed allora replicherete: ?Adesso, dopo questo episodio sarai prevenuto!?
Forse non avete torto.

A dire il vero dai media e dal tam-tam degli anti-globalizzatori, ormai crediamo di sapere tutto sui McDonald.
Sappiamo infatti:
a) Che le multinazionali non sono enti di beneficenza.
b) Che McDonald non è solo un servizio di ristorazione, ma piuttosto è un luogo di esperienza, dove i commessi sorridono, tutto è colorato e sprizza felicità e che ci sembra di sognare uscendo per un momento dalla grigia quotidianità.
c) Che per tenere competitivi i prezzi, da qualche parte si deve pur tagliare (vedi qualità del cibo).
d) Che meno frequentemente si cambia l?olio nella friggitrice, più si risparmia.
e) Che tutto il mondo si sta ?americanizzando? e che McDonald è soltanto un avamposto fra i tanti.
f) Che il cibo genuino non ha niente a che fare con quello che si mangia in un fast food.
g) Che i commessi e le commesse sorridono per lo più per obbligo contrattuale piuttosto che per spontanea sincerità.
h) Che i bambini adorano siffatti luoghi.
i) Che i grandi ne approfittano per fare contenti i piccoli a prezzi contenuti.
j) Che McDonald è una grande azienda e che dà lavoro ad un sacco di persone.
k) Che nella stragrande maggioranza dei ristoranti italiani le condizioni igieniche sono analoghe se non peggiori di quelle di McDonald.
l) Che la qualità del cibo in molti ristoranti di cucina nazionale è molte volte più scadente di quello che si crede.
m) Che le abitudini alimentari stanno cambiando anche in Italia, patria tradizionale della buona cucina.

Caro lettore, queste cose le sapevi già. Che cosa posso aggiungere di nuovo per aiutarti?
Beh, io affermerei che siamo in un paese democratico e quindi possiamo scegliere.
Ebbene io scelgo. Io scelgo di evitare McDonald. Perché?
Anche stavolta cercherò di essere schematico, al fine di essere più chiaro. Io eviterò McDonald perché:
a) Perché per me mangiare non è soltanto soddisfare la fame.
b) Perché stare a tavola è un elemento che fa parte del mio modo di essere.
c) Perché non credo nei sogni effimeri studiati dalle politiche di marketing delle grandi aziende.
d) Perché sono Italiano e pertanto amo la buona cucina.
e) Perché quelli come me non sono nel target delle politiche aziendali di McDonald.
f) Perché amo la vita vera e non ho bisogno di evadere in siffatti locali.
g) Perché a tavola, si possono risolvere problemi e trovare maggiore armonia che in altri luoghi e quindi ho bisogno di calma e di pace.
h) Perché ho meno probabilità di infastidire il mio stomaco in un ristorante italiano, piuttosto che in un McDonald.
i) Perché non trovo un motivo valido per mettere nuovamente a repentaglio la mia salute.

Ed allora? Chi vuole si metta pure in fila davanti a quella cassa a mangiare la propria condanna. Lasciatemi sperare che sia possibile essere diversi in un mondo che si globalizza.

Concludo. Ho elencato pregi e difetti di McDonald, carissimo lettore di web. A te tocca scegliere, come ho fatto io. Spero davvero di esserti stato d?aiuto. Se non ci sono riuscito, non me ne volere: conto almeno sulla tua comprensione.

Certo che se quel maledetto scozzese avesse aperto una catena di librerie, ora non saremmo qui a discutere?

Questa opinione è stata pubblicata su web per la prima volta il 13 agosto 2001, sempre a cura dell’autore, ma su un altro sito.