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Archivio Giugno 2007

Per approssimazione, The Blind Boys of Alabama

29 Giugno 2007 13 commenti


Il linguaggio dei media è quanto mai approssimativo.
Specialmente se parliamo di musica.

TV e quotidiani. Più o meno la stessa storia.

L’ultimo episodio, pochi minuti fa. Leggo da “La Stampa” di oggi giovedì 28 giugno 2007, dove si annuncia la rassegna del “Venaria Real Festival”, dal 19 al 24 luglio nei giardini della splendida Reggia sabauda, testé restaturata.

Scrive tale Luca Indemini: “Chiudono martedì 24 The Blind Boys of Alabama, leggendaria formazione attiva da oltre sessant’anni. Vincitori di quattro Grammy Awards, presenteranno ai Giardini de La Venaria Reale un repertorio che fonde gli elementi della musica popolare afro-americana del passato con suoni più moderni.”

“Musica popolare afro-americana del passato”?

Ora, i ragazzi ciechi dell’Alabama appartengono ad un genere musicale preciso. Si chiama Gospel. Gospel. I ragazzi dell’Alabama cantano lodi a Dio e raccontano la passione di Cristo. Ripeto: si chiama Gospel.

Anzi, questi “ragazzi” molto anziani rappresentano gli artisti viventi più distintivi del Gospel e, sebbene nell’album del 2005 Atom Bomb abbiano tentato di avvicinarsi al suono mainstream contemporaneo, tuttavia restano sempre i testimoni della fede e cantano con gioia in missione per conto di Dio. Del resto i titoli dei loro brani recitano cose del tipo: Jesus Satisfied, I Know I’ve Been Converted, Faith and Grace, Presence of the Lord e Brother Moses.

Di una cosa sono comunque grato al giornalista de “La Stampa”: per avermi informato del concerto del 24 luglio.

Bisogna proprio che mi organizzi per esserci.

PS
Dimenticavo, se volete saperne di più sui ragazzi ciechi dell’Alabama, potreste anche leggervi la recensione che ho scritto sull’album inciso con Ben Harper un paio d’anni fa. Trovate quella recensione qui, in questo stesso blog. Ecco il collegamento: fate clic qui.

Riferimenti: Sito ufficiale

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Io compro CD

18 Giugno 2007 16 commenti


Io compro CD. Ancora.

Forse appartengo ad una razza in estinzione, come amano dire e scrivere in molti di questi tempi. Non lo so. Ma quando entro in un negozio di dischi, vedo che siamo ancora in molti ad uscire dal negozio con un CD in mano. Probabilmente non siamo più in tanti come avveniva in passato. Ma esistiamo ancora. Mentre scrivo, osservo la mia collezione CD. Non so quanti album ho comprato. Non li ho mai contati. Ma sono ancora (quasi) tutti ancora qui. Nella mia libreria. Occupano spazio ed è per me un piacere guardarli. Adoro ancora sfogliare le copertine.

I CD costano cari ancora oggi. Vero. Sono sempre costati troppo. Ma non riesco a farne a meno. Non sono mai riuscito a passare fra gli “scaricatori” di musica, né legali né tantomeno illegali. E questo dovrebbe essere forse motivo di rammarico per il sottoscritto?

Di certo, in questi ultimi dieci anni la fruizione della musica è mutata drasticamente. E tutto questo non dipende solo dalla disponibilità di musica su Internet o dal successo dell’iPod. Non credo. Io penso che molto sia dipeso anche dall’industria discografica che non ha saputo cogliere la sfida del mercato. E’ rimasta a guardare appendendosi dietro alla lotta alla pirateria, invece di rimboccarsi le maniche, rispettare il mercato e tentare di essere competitiva. Invece di accettare la sfida, le major del disco hanno preferito chiamare i gendarmi.

Per la cronaca lo spessore artistico è in calo. Le nuove produzioni discografiche di giovani esordienti tendono al ribasso. Spesso continuiamo ad ascoltare i vecchi artisti, perché raramente le nuove generazioni riescono a competere con i “mostri” del passato. Ovviamente non posso credere che i nuovi talenti non esistano. Ma qualcosa mi dice che questi stentino ad uscire, perché da tempo è ormai difficile trovare un’azienda discografica che investa su giovani virgulti.

Io compro CD. Spero di poter continuare e di ritrovare ancora musica buona.

Riferimenti: FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana)

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