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Archivio Febbraio 2007

Trent’anni dopo, Running On Empty (Jackson Browne)

23 Febbraio 2007 64 commenti


Jackson Browne
Running On Empty
LP su vinile 1977 (Asylum)
Ristampa su CD 2003 (Elektra)
Riascoltato il 23 febbraio 2007.

Guido veloce, ma rispetto il codice sull?autostrada, sebbene sfreccino alla mia sinistra auto tedesche di colore scuro. Alla guida ci sono autisti selvaggi, animali da terza corsia che lampeggiano i fari se non ti scansi. Una classica forma di prepotenza, barbarie cui non riuscirò mai d?abituarmi.
Rimango concentrato alla guida e grazie alla musica la mia pressione sanguigna non sale, neppure sotto la petulanza imprudente dei BMW serie 5 e delle Audi Quattro. In effetti, nel mio lettore CD sta girando un seducente album pubblicato nel lontano 1977: si tratta di Running On Empty (?correndo a secco?) e l?autore è Jackson Browne, uno dei cantastorie più letterati nella storia del rock.

Lasciatemi spendere due parole sulla fattura di questo prodotto: è una grande opera degli anni ?70 la cui originalità consisteva nell?essere stato inciso dal vivo in modo casuale. Alcuni brani erano stati registrati infatti durante i concerti, altri erano stati registrati nella camera d?albergo durante il tour e qualcosa risulta anche suonato sul pullman che trasportava la banda in giro per gli USA. E? un album unitario, il cui concetto di base è raccontare la vita randagia dei musicisti durante i giri di concerti estenuanti da una costa americana all?altra.

Non è l?album più rappresentativo della poetica musicale del ?cantautore post-hippie? Jackson Browne, tuttavia è questo l?album più significativo della sua immagine come personaggio e come artista di quella gloriosa epoca musicale. Questo è stato il suo album di successo, uscito all?apice della sua progresso creativo. Per molti questo è il suo ultimo album, dopo di che inizia una lenta ma inesorabile decadenza sotto il profilo dell?ispirazione.

E oggi l?ascolto come se fosse la prima volta. Non so perché, ma non sembra essere un album vecchio di trent’anni. Il suono autentico è attuale. E la sincerità non è mai passata di moda, anche se sono in molti che tentano di farci credere il contrario.

La prima canzone di questo diario di viaggio è proprio Running On Empty, una trascinante cavalcata alla Springsteen dove il nostro musicista ci racconta con onestà la propria difficoltà di uomo, costretto a muoversi e non stare fermo, anche se la forza di correre non è destinata ad essere disponibile per sempre. E? una canzone disperata ma consolatoria in cui molti si possono riconoscere: ?running on, running on empty, running blind, running into the sun, running behind?. Le cronache raccontano che in questa canzone ci puoi trovare l?esperienza tragica dell?autore, segnato dal suicidio della propria moglie avvenuto l?anno precedente. In effetti un dolore così grande può segnare per sempre una persona e un artista.

E poi c?è la cover di The Road, un brano scritto da Danny O?Keefe. Di questa grandissima canzone, mi basta ricordare la fedele versione italiana realizzata da Ron (Una città per cantare). La cover tricolore della cover californiana ci aveva riportato alle radici autentiche di questa composizione. Una meraviglia. Il succo di quest?album è tutto in questa bellissima canzone, la cui introduzione in finger picking rimane una delle cose più pregevoli e più espressive della musica fatta nella costa occidentale americana negli anni ?70.

Fra le canzoni che seguono, vale la pena citare Rosie: è la canzone scritta da Browne insieme al suo manager Donald Miller. Personalmente adoro poi tendere l’orecchio quando appare la traccia Love Needs A Heart, è una ballata dolce e appassionante dove l?impasto vocale di Jackson e del suo coro non può che emozionare ad ogni ascolto.

Ma è il gran finale la parte che preferisco di quest?album. Si parte con The Load Out, in cui il Nostro rende onore ai propri roadie, i facchini che montavano e smontavano il palco ad ogni concerto. Gente di fatica che svolge un duro lavoro nelle retrovie e che scopre di poter essere al centro di sogni e di poetica musicale alla fine del concerto, quando il pubblico ha lasciato la sala e il palco è a loro disposizione. E? una canzone che personalmente vorrei ascoltare migliaia di volte il giorno, soprattutto nel momento topico in cui si ferma improvvisamente per dare spazio al brano di chiusura, Stay, anche questo una celeberrima cover.

E durante l?esecuzione della orecchiabile Stay, c?è spazio per tutti i musicisti della banda. Fra questi vorrei segnalare innanzitutto la bravissima Rosemary Butler, una corista la cui voce avrebbe meritato maggiore spazio anche come cantante solista (non nascondo di provare sempre un brivido, quando ascolto le sue performance vocali: una voce unica e affascinante); e poi c?è il mitico David Lindley che, oltre a brillare con il proprio violino e la chitarra steel, ci diletta con un divertente assolo vocale in falsetto; e che dire del tastierista Craig Doerge, i cui momenti solisti sono così convincenti da non lasciare spazio a null?altro che non sia un applauso appagato. E non dimentichiamo la bravura di Jackson Browne come musicista: in questo album lo sentiamo suonare la chitarra acustica, il pianoforte e le tastiere.

Anch?io oggi sto correndo a secco su questa autostrada e, mentre cerco ancora una stazione di servizio, qualcosa mi suggerisci che gli arroganti possessori di auto tedesche che mi lampeggiano alle spalle non saprebbero apprezzare l’ascolto di musica come questa.

Riferimenti: Se non mi credete: ecco il concerto di Stay su Youtube

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