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Nancy Sinatra – Album 2004

22 Novembre 2004 19 commenti


Nancy Sinatra
Album omonimo
Settembre 2004 (Sanctuary)

La figlia dell?illustre e compianto Frankie è tornata all’opera. Per chi non lo sapesse, Nancy Sinatra ha goduto di una discreta popolarità personale nella seconda metà degli anni ’60 ed ha guadagnato posizioni ragguardevoli nelle classifiche di vendita USA, grazie a singoli pop-rock come Sugar Town, Lightning’s Girl, Love Eyes; senza trascurare il duetto padre-figlia: Somethin’ Stupid. Non stiamo parlando di un talento planetario che ha valicato una carriera unica, ma più semplicemente di una bella voce femminile, il cui merito è quello di essersi fatta conoscere grazie ad un discreto repertorio di canzoni graffianti ed accattivanti.

Dopo tanto silenzio e come un fulmine a ciel sereno, ora la graziosa Nancy se ne è uscita con questo nuovo album: e dire che sono passati ben trentotto anni da quando la ragazzina cantava Bang Bang (My Baby Shot Me Down) nel 1966, canzone resa nota in Italia dall’Equipe 84 e da Dalida e ritornata in auge in tempi recenti grazie al torbido film di Tarantino, Kill Bill Volume I, dove la nota melodia è stata abilmente proposta come sottofondo alle disavventure della Sposa, alias Uma Thurman.
Che sia stato proprio il film di Tarantino ad aver stimolato Nancy ad uscire dall?ombra?

Il nuovo album riporta nel titolo il nome e il cognome della cantante, Nancy Sinatra, ed è stato lanciato da Sanctuary Records, la stessa etichetta che ha pubblicato l’ultimo album di JJ Cale qualche mese fa. Fra le varie tracce, mi sono piaciute Burnin’ Down the Spark, Don’t Let Him Waste Your Time, Baby Please Don’t Go, Bossman, Baby’s Coming Back to Me. Fra i vari autori interpretati nell?album leggiamo i nomi di Bono & The Edge (U2), Miami Van Zandt e Morrissey.
E’ un album gradevole, suonato e cantato come si faceva negli anni ?60. Il tempo non sembra passato, anche se la voce di Nancy si è fatta naturalmente più profonda. E’ un CD leggero e lo si ascolta in ogni caso volentieri, giacché rappresenta per noi nostalgici una di quelle preziosità che ci invogliano a cercare su Internet le vecchie copertine e le vecchie foto degli anni ’60.

Beati tempi andati!
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MASSIMO BUBOLA, Il Cavaliere Elettrico

9 Novembre 2004 14 commenti

Riporto uno stralcio dal comunicato stampa.
Per vostra informazione!

Prosegui la lettura…

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Riccardo Maffoni – Storie di chi vince a metà

1 Novembre 2004 8 commenti


Riccardo Maffoni
Storie di chi vince a metà
Febbraio 2004 © CGD EastWest

?Ho visto il futuro del rock in Italia e il suo nome è Riccardo Maffoni.?

Mi diverte cominciare così questa recensione, facendo il verso alle celeberrime parole di Jon Landau, quando si era imbattuto per la prima volta in uno sconosciuto Bruce Springsteen. D?accordo, io non sono Landau, ma auguro tuttavia a Maffoni una grande e luminosa produttività artistica. Siamo di fronte ad un cavallo di razza.

La prima volta che ho sentito parlare di Riccardo Maffoni è quando me lo sono trovato davanti al Teatro Smeraldo di Milano. Era il 18 marzo 2004, data preziosa in cui avevo raggiunto il capoluogo meneghino per partecipare al concerto-evento del mio irlandese preferito, Van Morrison. Ora il concerto di quest?ultimo è stato grandioso, peccato per la confusione sugli orari. Per la cronaca, il concerto di Van è cominciato con mezz?ora d?anticipo rispetto ai cartelloni, mentre oltre metà del pubblico è arrivata con più di mezz?ora di ritardo, sempre rispetto ai cartelloni, in base all?abitudine italiana dei concerti che sono regolarmente differiti. E così i più si sono persi gran parte dello spettacolo (potete immaginare l?insoddisfazione del pubblico, gli ultimi ritardatari sono arrivati in pratica a ridosso dei bis!). E quasi tutti non sono arrivati a tempo per assistere al nostro Maffoni, il quale è salito sul palco alle 20 davanti ad una platea semideserta, poche centinaia di persone. Un vero peccato: a sala piena, sono convinto che Maffoni avrebbe potuto promuovere al meglio questo suo disco d?esordio. Io ero fra i pochi puntuali quella sera e sono rimasto sorpreso di trovarmi di fronte un giovane cantastorie rock come non se ne vedevano da anni dalle nostre parti.

La seconda volta che mi sono scontrato con il nome di Maffoni è stato sabato scorso, alla vigilia d?Ognissanti: ho girato come mio solito fare di tanto in tanto alcuni negozi di dischi alla ricerca di qualche ispirazione. E, in entrambi i casi, sono rimasto stupito di trovare gli scaffali di musica italiana inondati da un numero cospicuo di copie di Storie di chi vince a metà, l?album d?esordio del nostro Maffoni, un lavoro che era uscito lo scorso febbraio 2004 su etichetta CGD East West/Warner Music e che solo ora appariva nei negozi. Evidentemente la major ha deciso di fare un investimento serio su questo giovane rocker bresciano e l?etichetta suggerisce un prezzo massimo di 15 Euro. Una vendita promozionale insomma.

Se non conoscete Maffoni, ecco cinque ottime ragioni per procurarvi quest?album:
1. Se avete amato la musica di Bob Dylan e Bruce Springsteen, troverete pane per i vostri denti: quali altri autori italiani vantano lo stesso gusto raffinato nel comporre la musica? Pochi veramente pochi.
2. Chitarre elettriche, chitarre acustiche, organi Hammond, bassi pulsanti e voce corrugata da rocker: queste cose mi entusiasmano sempre. Avranno lo stesso effetto anche su di voi, ne sono certo.
3. Troverete undici canzoni originali, ci sono brani ritmati e ci sono ballate intense. Un lavoro completo insomma.
4. Rimarrete sorpresi dalla precoce saggezza dei testi, ancorché eroicamente istintivi. Del resto quando si ha vent?anni ci si crede onniscienti.
5. Fra le varie canzoni riuscite, troverete Uomo In Fuga, un brano scritto prima della scomparsa di Marco Pantani, ma che ora è diventata la colonna sonora della Fondazione Marco Pantani Onlus, utilizzata per la promozione di ogni attività benefica della fondazione. A questa ultima, del resto, Riccardo stesso ha stabilito di donare tutti i diritti della canzone.

Mi sono documentato. Il ventiseienne bresciano non è proprio uscito dal nulla: prima di questo album ha collezionato premi su premi, e fra questi ricordiamo la vittoria del Festival di Castrocaro del 2002. Nel 2003, ha cominciato ad aprire i concerti di vari artisti riscuotendo notevoli consensi: fra gli altri i Nomadi, Alanis Morrisette e, infine, il citato Van Morrison.

Tutte le canzoni sono di un livello ineccepibile. Non ci sono assolutamente cadute di tono. Tuttavia le mie preferite, oltre ai brani citati sopra, sono la springsteeniana Ultimi eroi, la ruggente La censura di Lucinda, la classica ballata Le circostanza di Napoleone, e la lancinante Tempo ignora.

Chiudo citando le parole di Riccardo Maffoni, che riprendo dal comunicato stampa della casa discografica: “C’è amarezza, ma non c’è assolutamente arresa. La mia consapevolezza delle cose è la molla per ripartire con rinnovato entusiasmo. Questo non è un disco autobiografico, perché io non sono il protagonista unico e principale delle canzoni; ma è certamente un CD molto intimo, perché quando uno compone è difficile non prendere spunto da vicende personali”.

Procuratevelo!

Renato
1 novembre 2004
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