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Ben Harper and the Blind Boys of Alabama

15 Ottobre 2004

Ben Harper & The Blind Boys Of Alabama
There Will Be A Light September
2004 (Virgin/EMI)

 

Estimatori del gospel 

Concordo con quanti sostengono che, sebbene siano molti gli estimatori del gospel “a parole”, ben pochi siano poi quelli che lo ascoltano veramente. Io oggi mi sento un privilegiato nell’avere fra le mani There will be a light, un CD che suona così meravigliosamente bene, al punto da farmi provare la sensazione di commettere peccato, ogni qualvolta lo tolgo dal lettore per riporlo nella custodia. Quasi quasi lo lascerei suonare in eterno. Tutto è spontaneo e naturale in questo lavoro: dall’impasto vocale ai suoni di questa band cosmica, dalla scaletta dei brani composti da Ben Harper ai tradizionali fino alle cover incluse. Non appena si era sparsa la voce dell’uscita di questo disco, mi sono ricordato di quel giorno del 1988 in cui ho sentito per la prima volta Van Morrison e i Chieftains insieme nel celebre album Irish Heartbeat. Allora come oggi, un grande artista aveva incrociato le proprie spade con il gruppo simbolo di un genere musicale consanguineo ma non coincidente, e ne era uscito un piccolo grande capolavoro. In quel caso c’era di mezzo il patrimonio del folk celtico, in questo caso c’è di mezzo la ricchezza del gospel. 

 

Miglior disco del 2004? Perché no?

Registrato in poco più di una settimana in due sessioni distinte, l’album sprigiona sincerità da tutti i pori. È una felicità incontenibile per chi ascolta. Sappiamo che nella musica la spontaneità non è tutto: di certo è l’impulso più prezioso. Essere riusciti a riportare questo segnale anche nel risultato finale, candida il lavoro di Ben Harper e dei Blind Boys of Alabama a “miglior disco del 2004”. La foto interna del CD presenta i tre ragazzi ultraottantenni che cantano ispirati e, in mezzo a loro, Ben Harper, il quale chiude gli occhi: non sappiamo se per cercare anche lui l’ispirazione o per naturale solidarietà con i tre ciechi dell’Alabama. Non lasciatevi trarre in inganno. Non è un disco che possiamo liquidare con un banale: “Ben Harper suona il gospel”; e neppure possiamo affermare che questo sia il tentativo da parte dei Ragazzi dell’Alabama di cantare le composizioni del celebre Ben. E’ tutto questo, ma è anche molto, ma molto di più. La somma dei componenti ha magicamente provocato un’opera d’arte superiore. Ha dichiarato recentemente Harper: "Avevo dimenticato che si poteva registrare la musica in modo così veloce, spontaneo e naturale. E’ come se non ci fosse un domani: devi dare il massimo e darlo subito." Ora, se cercate ulteriori delle ragioni, per saperne di più su questo album, forse vi basta sapere che Ben Harper dimostra di possedere grandissimi doti compositive, oltre a quelle interpretative e, inoltre, il connubio con le voci dei ragazzi dell’Alabama rappresenta un’unione perfetta. Non è un disco solo per gli affezionati ad Harper e non è un disco solo per gli appassionati del gospel: è un disco altamente raccomandato a tutti.

 

Scorriamo ora insieme brano per brano.

TAKE MY HAND (3:54)
Si comincia con un brano gospel dai vaghi cenni funky, in cui il suono si avvale della presenza di uno straordinario piano elettrico, un Fender Rhodes liquido e inarrestabile. Il pedale wah-wah della chitarra di Ben Harper ripete incessantemente il titolo del brano: “Prendi la mia mano”. Non ci resta che stringere la mano di Clarence Fountain dei Blind Boys, che assolve nel finale uno straordinario finale a voce scoperta: e addentriamoci con lui nell’ascolto con lui dei brani successivi.

WICKED MAN (3:33)
Quando il gospel classico prende il ritmo non può che trasformarsi nel miglior soul d’annata che si possa sentire in giro. Wicked Man ha i toni più classici che ci si possa aspettare dal genere ed è forse per questo che ci piace. La voce di Ben è in grandissimo stato di grazia. Notevole l’onda sonora del coro nel ritornello. C’è spazio per un paio di assoli di chitarra molto efficaci, mentre in tutto il brano un pianoforte impetuoso non ci dà tregua.

WHERE COULD I GO (4:09)
I primi due brani sono straordinari, ma il terzo sguscia via in fuga dal gruppo e si merita una segnalazione di riguardo. Brano composto da Ben in compagnia di Marc Ford e Jason Yates. C’è anche chi ritrova qui un qualcosa del miglior Otis Redding. Wow! Data la spontaneità del tutto, ci sorprendono la naturalezza e la ruvidezza. Bravissimo Marc Ford negli assoli live alla chitarra. Finale a sorpresa con la voce di Ben a chiudere.  

CHURCH HOUSE STEPS (4:46)
Altro episodio di grande livello. L’organo Hammond B3 ruota come un indemoniato attorno al coro ossessivo dei ragazzi ciechi che ripetono il ritornello a raffica, quando una chitarra rabbiosa emerge portando alla luce suoni oscuri. Contaminazioni adiacenti al blues torrido.

11th COMMANDMENT (1:34)
Un brandello di musica per sola chitarra acustica. Tecnica eccelsa, ma non fine a se stessa. Si tratta di voglia di comunicare e non di far vedere quanto si è bravi, come purtroppo succede troppo spesso per molti talenti chitarristici in circolazione di questi tempi.

WELL, WELL, WELL (3:15)
Questa è la traccia più potente del disco. Quando parte, questo brano cattura subito tutta la nostra attenzione. Siamo al centro della musica, il feeling ruvido di questo Well, well, well annulla di schianto cinquant’anni di decadenza generazionale e ci riporta con il cuore alle origini, prima della nascita del rock’n’roll. E nel momento in cui i Boys si uniscono nel ritornello, non c’è spazio per altre emozioni: Dio esiste, e basta. Per la cronaca, questo brano è stato composto da Bob Dylan e Danny O’Keefe. Ma non ci risulta che Zimmerman l’abbia mai inciso.

PICTURE OF JESUS (3:45)
Ed ecco che Ben ci regala una nuova emozionante versione di Picture Of Jesus, già presente nel precedente CD Diamonds On The Inside (2003), dove era la traccia più affascinante. Qui solo una felicissima comprimaria.

SATISFIED MIND (3:15)
E poi balza fuori un’altra cover straordinaria. La vitalità è vigorosa in uscita, ci sembra di essere in studio presenti mentre i nostri registrano. Il "doo doo doo" dei Blind Boys è il distintivo di questa notturna Satisfied Mind: se il gospel è il canto dell’amore di Dio, qui siamo di fronte alla risposta dell’uomo, che usa tutte le sue arti migliori per esprimere la propria gratitudine, con un ritmo paludoso.

MOTHER PRAY (3:00)
Questo è un brano tradizionale. "Se potessi ancora ascoltare ancora mia madre pregare”. Cantato a cappella, questa traccia è una beatitudine intima. Da mettere sul CD a luci basse in un attimo di raccoglimento.

THERE WILL BE A LIGHT (3:22)
Sebbene sia una canzone composta da Ben, la title-track appartiene alla scuola dei gospel strappa-emozioni, come la celebre People get ready (di cui vorrei citare la memorabile esecuzione di Rod Stewart e Jeff Beck). L’accompagnamento della band è a totale servizio del canto, i cantanti sono a totale servizio del brano, e tutto l’insieme è a servizio di chi ascolta. Grazie, Ben! Grazie, Blind Boys! Grazie, Innocent Criminals. Questa luce è la misura della vostra grandezza.

CHURCH ON TIME (4:17)
Il brano che chiude il CD è un’opera distesa, il cui ritmo “in levare” non può che riportarci alla serenità, magari alla fine di una lunga giornata faticosa. Alzi la mano chi non si è trovato a battere il tempo con il piede involontariamente mentre il CD volgeva al termine. Che buona sorte: alla fine del disco, il mio lettore di CD riparte da solo dalla prima traccia e così vado riascoltarmi tutto da capo. All’infinito. Che Dio vi benedica tutti!

 

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  1. cuginonino
    19 Ottobre 2004 a 18:08 | #1

    Devi essere un grande appassionato. Complimenti!

  2. Chicco
    21 Ottobre 2004 a 19:52 | #2

    Ti suggerisco un bellissimo libro, la biografia di Harper: si chiama “Like a King”.

  3. gioia
    1 Novembre 2004 a 20:08 | #3

    Adoreresti la mia famiglia,è specialissima!!
    visita il http://www.comunita-droga.org
    ciao a presto!!!riferimento ai simposon

  4. frastuono
    24 Novembre 2004 a 16:02 | #4

    concordo con tutto quello che dici
    … e non sono abituato a farlo!
    quando scrivi canzoni rock e senti poi certi dischi ti viene voglia di staccare la spina e cantare per le strade in mezzo alla gente

  5. Renato
    26 Gennaio 2005 a 9:44 | #5

    Se vi può interessare, in questo stesso blog ho appena pubblicato la recensione della prima biografia in Italiano su Ben Harper:
    http://passions.blog.tiscali.it/sa1800502/

    Buona lettura
    Renato

  6. 26 Aprile 2013 a 22:24 | #6

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  7. 1 Giugno 2013 a 11:57 | #7

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