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Una chitarra leggendaria

5 Ottobre 2004


JJ CALE – To Tulsa and Back (Sanctuary Records, 2004)

A volte chi scrive di musica si avvale della dizione ‘leggenda’ con eccessiva leggerezza. Permettetemi in questa sede di usarla a seguito di una ponderata convinzione: JJ Cale è un’autentica ‘leggenda della storia del rock and roll’. Il Nostro ha concepito i primi capolavori artistici agli albori degli anni ’70 e, da pochi mesi, ha reso più bello il mondo musicale circostante, rilasciando To Tulsa and Back, una pregevole opera che sta girando con soddisfazione nei lettori di CD di chi cerca emozioni insuperate. Ho dovuto girare tre negozi di Aosta per poterlo trovare: i primi due negozianti avevano ricevuto poche copie ed erano già esaurite.

Cale è essenzialmente uno scrittore di canzoni, oltre che il creatore di uno stile chitarristico unico al punto da fare scuola. Nato e cresciuto a Tulsa (Oklahoma), Cale si è spostato a Los Angeles negli anni ?60. La sua carriera è stata segnata dal giorno in cui Eric Clapton ha portato una sua canzone, After Midnight (1970), nei Top 20. Debitore di tanto favore del pubblico, Clapton ha inciso la seconda pietra miliare uscita dalla creatività di JJ Cale: quella Cocaine (dall’album Slowhand del 1977) che ancora oggi rappresenta dal vivo uno dei cavalli di battaglia di manolenta. Ma il numero di artisti che hanno suonato brani scritti dal Nostro è lunghissimo; citiamone alcuni a titolo di esempio: Captain Beefheart (Same Old Blues, 1974), Lynyrd Skynyrd (Call me the breeze, 1974), Santana (Sensitive kind, 1981) e Johnny Cash (di nuovo Call me the breeze, 1997).

Cale consegue la sua rendita personale prevalentemente dai diritti d’autore dei pezzi interpretati da Clapton. La stessa cosa non si può dire del lavoro di Mark Knopfler, il quale ha ascoltato a fondo la maestria chitarristica e vocale dei primi tre album di JJ Cale, l’ha mischiata con un po’ di sfrontatezza alla Bob Dylan e ne sono venuti fuori i Dire Straits: ma Knopfler, a parte clonare Cale con la Fender, non ne ha mai suonato una cover; e così JJ Cale non ha mai visto un becco di un quattrino del successo planetario dei Dire Straits. Forse per questo fra i due non ci risultano grandi rapporti.
Parliamo di una persona riservata che ama stare lontano dai riflettori: per anni ha vissuto in una roulotte, concede rare interviste dove preferisce parlare di chitarre e di suoni, piuttosto che di ?show business?. Considera la sua musica ?rock and roll? ed evidenzia come la band nei suoi lavori suoni sempre una melodia, ma la sua voce rugosa e sommessa non sia mai melodica. I suoi dischi sono affascinanti e contengono decine di canzoni che ci hanno commosso in molteplici circostanze. Vorrei incoraggiare chi non ha mai avuto modo di ascoltare JJ Cale a cominciare questa follia proprio dal suo nuovo gran bel disco del 2004: To Tulsa and Back. E subito dopo non esitare a cercare nei negozi una copia di quel classico primo album, Naturally (1971), che ha rivelato al mondo questo maestro straordinario!
Per tutta la sua lunga carriera ha cercato di essere sincero, di tirare fuori un suono unico ma vero di cui poter dire: ?Questo disco suona come me?. Ama ripetere nelle infrequenti interviste: ?Se questa musica non piace a me, non piacerà a nessun altro?. JJ Cale considera se stesso più autore di canzoni che cantante-interprete. Agli albori era un tecnico del suono, e questa attitudine gli è rimasta dentro: ancora oggi lavora per conto proprio con macchinari Yamaha, Roland, Neumann, Danelectro e poi le sue chitarre Taylor, Martin, più qualche strumento bricolage; ha confessato di usare a volte anche un sintetizzatore per chitarra su un modulo MIDI e poi usa i suoni della Casio 360. Per un principe dei suoni vintage, ci credereste mai?
Orbene, To Tulsa and Back è il suo primo disco in studio da oltre sette anni. JJ Cale è tornato in studio nella sua antica città d?origine per produrre un?opera nuova: in realtà solo sei canzoni sono state registrate in uno studio di Tulsa, mentre le altre sette sono state ?fatte in casa? (Cale le ha personalmente definite home demo). Dunque, se queste sono demo… ragazzi! Sono fantastiche!

I sei brani in studio sono stati prodotti da David Teegarden, vecchio batterista di Bob Seeger (un altro grande mito!). Cale ha chiamato a suonare i vecchi amici di Tulsa: al basso si sono alternati Bill Raffensperger, Gary Gilmore e JJ Cale stesso. Alle tastiere si sono avvicendati Walt Richmond e Rocky Frisco, mentre Jimmy Karstein si è dedicato alle percussioni. Il produttore David Teegarden ha una fattoria a 30 miglia da Tulsa (Oklahoma) e vi ha aperto uno studio di registrazione basato su software digitale (Protools). Lo studio è disseminato di strumenti analogici e un po’ di digitale. Ma Cale odia usare i PC per la musica, non li sopporta neppure per gli effetti (riverbero, compressori ed equalizzatore): per cui ha preso il lavoro registrato in studio, se l’è portato a casa e l’ha riversato sul proprio studio personale, ci ha messo la propria voce usando un microfono Neumann 67 e ha fatto il missaggio di quasi tutto il lavoro. Gli altri brani sono stati registrati tutti in casa da Cale stesso, il quale ha suonato un po’ di tutto: chitarre, basso, qualche suono di sintetizzatore.

Il CD comincia con una serie di ottimi brani che si susseguono in crescendo, ma che non dicono nulla di particolarmente inedito sulle capacità artistiche di Cale. Poi parte una sequenza di cinque brani che lasciano senza fiato. Vediamoli. One step si inserisce a pennello nella grande tradizione compositiva di JJ Cale: la si ascolta con curiosità e ardore, con quel testo dai toni proletari ed ironici: ?Se io usassi il cervello invece della schiena, farei due passi avanti e uno indietro?. Con Stone river passiamo allo shuffle ecologico: un racconto epico in cui si racconta che dove l’uomo costruisce l’acqua scompare dai fiumi; la chitarra acustica è in evidenza e vorremmo ascoltarla per ore. E poi parte la traccia di The problem, nella quale il ritmo vagamente country si sposa con un giro martellante di accordi spaziato da un ritornello dalle cadenze solenni: ?Sono nato in un tempo che ormai se ne è andato, in cui i vecchi dicevano ai giovani che cosa fare.? Questo geniale brano si chiude con un seducente assolo di chitarra: per Cale si tratta forse di uno standard, per molti chitarristi sugli scudi si tratterebbe di un?opera da imitare in quanto a feeling e capacità comunicativa! Ma non è finita: la sequenza fortunata procede con Homeless, la mia preferita, un brano dolcissimo e sognante in cui Cale ha registrato la propria voce sovrapponendola a se stessa, quasi a dare il segno di un coro coinvolgente. Fancy Dancer è forse il brano più convincente alle orecchie delle giovane generazioni e chiude una cinquina di canzoni da antologia. Nel seguito del CD (in tutto tredici canzoni originali), non posso esimermi dal citare i brani These blues e Another song: due chicche impareggiabili che rendono più che traboccante la capienza artistica di questo prezioso album.

Io mi auguro di avervi convinto e che non vi resti altro da fare, se non farvi un giro dal vostro negoziante di fiducia e procuratevi To Tulsa and Back. Se amate il buon vecchio rock con sfumature di blues, se ascoltate la musica per vivere emozioni e non per ammirare la tecnica, non rimarrete delusi!

Questa recensione è anche disponibile nella rivista “Marabel” al numero 1 pubblicato nel mese di marzo 2005 e scaricabile in formato PDF da www.massimobubola.com nella sezione fan club.
Riferimenti: Per saperne di più

Categorie:Rock Tag: ,
  1. Francesco
    6 Ottobre 2004 a 21:41 | #1

    Io impazzisco per Mark Knopfler,sono evidenti le reminescenze J.J. Calesche (clonare mi sembra eccessivo)in Mark e li considero due grandissimi.Ovviamente prediligo Knopfler,è stato ed è la colonna sonora della mia vita.L’ultimo album è meraviglioso.
    Anche questo però promette bene,almeno quanto quello di John Foggerty,che ho ascoltato a pezzi.Molto di classe.

  2. Renato
    7 Ottobre 2004 a 20:09 | #2

    Permettimi di confermare che i primi due bellissimi album dei Dire Straits sembravano prodotti dallo stesso JJ Cale (cloni forse no, ma quasi). Solo con il terzo album (“Making movies”), Knopfler ha cominciato ad assumere una personalità distinta. Non credi?

  3. Chicco
    8 Ottobre 2004 a 15:19 | #3

    Adoro Clapton e i Dire Straits: dalla tue parole, è bene che cominci ad ascoltare anche JJ. Cale.

    Grazie del suggerimento!

  4. Gianluca Fiesoli
    16 Ottobre 2004 a 3:02 | #4

    Non ascolto più il roche e il blues da diversi anni…..
    Ho avuto alcuni dischi di Cale, era/ è un buon chitarrista ma è stata l’ombra di Clapton che ha avuto il successo che meritava.
    Tecnicamente vicini per certi versi, Clapton nei suoi anni migliori ( Cream, e i primi Lp da solo ) penso abbia lasciato pagine insuperabili nella storia del rock.
    Comunque, visto che siamo in tema di chitarristi, quello che amavo di più era Jimmy Page, che ho considerato ai miei tempi il più grande….
    Page era veloce, tecnicamente completo, un solista frenetico ma allo stesso tempo “dolce quando lo voleva….. anche nell’acustica e suoi toni erano altamente espressivi………
    Bisogna considerare che poi che non ha mai avuto una ” spalla ritmica “, nel senso di chitarristi, era un solista nato e un buon arrangiatore.
    Saluti.

  5. Renato
    27 Ottobre 2004 a 15:18 | #5

    Sorry, ma non posso accettare la definizione di Cale come “l’ombra di Clapton”. Quest’ultimo è un grandissimo chitarrista, ha avuto un successo platenario. Ha imparato a suonare la chitarra ascoltando tantissimi maestri, non solo nel blues. Uno dei suoi tanti maestri è JJ Cale, al quale fra l’altro ha sottratto 2-3 canzoni che hanno permesso di arricchi il proprio repertorio.

    Quindi è Clapton è debitore artisticamente di JJ Cale (al limite quest’ultimo è debitore dal punto di vista economico, grazie ai diritti d’autore guadagnati sulle vendite stratosferiche di Cocaine, After Midnight, etc.).

  6. Gianluca
    28 Ottobre 2004 a 7:29 | #6

    Si, io intendevo ” ombra ” sui successi, in quanto Clapton ha scritto alcune pagine storiche del rock. E’ anche vero che è debitore di Cale, in quanto alcuni pezzi migliori sono firmati J.J. Cale.
    Ma il merito di Clapton è di aver formato quel gruppo che si chiamava Cream, un trio formidabile, pochi LP, ma incredibili.
    Allora non era ancora entrato nel business facile e infatti il tragitto fu breve per divergenze interne, se ben ricordo…..
    Ma Crossroads, White Room, Badge, Sponful,I’m so glad e tanti altri compreso il live ( doppio ? ) che fecero, li rese insuperabili……
    C’è da dire che la ritmica ( basso batteria ) con Baker e J. Bruce era all’epoca tra le migliori e le più creative del mondo..
    Come bassista J. Bruce era un solista, questo non si può negare….
    J.J.Cale aveva un buon tocco ma è rimasto un po lì…..in termini di successo, e anche come tonalità, riff, ecc.ecc credo non si sia sviluppato come ha fatto Clapton, fermo restando che quest’ultimo ha intrapeso delle scelte anche discutibili e molto commerciali.
    Che a Clapton interessono i soldi è chiaro………alcne canzoni in epoca recente sono pezzi per classifica e vendita facile.
    Secondo me, modesta opinione, lo considero nel complesso un gradino sotto E. Clapton.
    Poi in una carriera di un musicista ci sono tanti fattori che noi non siamo a cooscenza.
    Finisco, oramai siamo in tema, per quello che può valere oggi, in quanto non seguo più il rock, metto a pari merito ( la solita classifica ) PAGE, HENDRIX, CLAPTON, BECK come chitarristi solisti sopra tutti, poi ce ne sono tanti importanti ( fratelli Allmann, quello degli who, B. Jones e Taylor degli stones, anche P. Frampton per esempio) ma come inventiva, fantasia, tocco se vogliamo sono i primi 4 del rock.
    Saluti.
    Gianluca.

  7. kata
    10 Dicembre 2004 a 20:40 | #7

    Dimebag Darrell, ex Pantera, è stato assassinato… era un grande e l’hanno freddato ingiustamente! uno dei migliori chitarristi del mondo, con quelle sue mani enormi e velocissime.
    quel pazzo che l’ha ucciso ha ammazzato altri 3 senza pietà…

  8. kata
    12 Gennaio 2005 a 20:42 | #8

    uhè renato, suono la chitarra elettrica da diversi anni e per quanto ne so non è che sto Cale sia un chitarrista muostroso… O almeno a me piacciono di più chitarristi come Vai, Satriani, Petrucci, e altri del panorama Rock-Metal… prova ad ascoltare qualcosa di sti tizi, poi fammi sapere. ma almeno li conosci?! rispondi al mio blog, per favore… grazie, cià

  9. Chicco
    22 Aprile 2005 a 17:45 | #9

    Secondo me, questo JJ Cale è un chitarrista MOSTRUOSO, eccome se lo è!

  10. guido
    9 Maggio 2006 a 0:24 | #10

    Cale è uno dei più forti di sempre, mi sipiace che in questo interessantissimo articolo non si parli dei velvet underground e della sua mente geniale: Cale appunto.

  11. daniele
    18 Luglio 2006 a 23:48 | #11

    Dire che Mark Knopfler è un clone di jj è una fesseria bella e buona… Ne ha ripreso lo stile si ma nn lo ha di certo clonato, e non capisco perchè gli dovrebbe pure dare dei soldi…

  12. Renato
    28 Settembre 2006 a 11:52 | #12

    x Daniele:

    * Ascoltati bene i primi due album dei Dire Straits. Quando ho sentito per la prima un brano del secondo album di Knopfler e compagni, giuro che ero convinto fosse il nuovo album di JJ Cale. Solo successivamente, da “Making Movies” in poi, Knopfler ha cominciato “a smarcarsi”.

    * Per Guido
    Il Cale dei Velvet si chiama John Cale ed è solo un omonimo di JJ Cale. Per questo non l’ho citato. E’ tutta un’altra musica. ;-)

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