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Archivio Agosto 2004

E i francesi cantarono Fabrizio De André

25 Agosto 2004 6 commenti


San Giacomo di Roburent (CN), Teatro
Corou de Berra in concerto
Martedì 10 agosto 2004, San Lorenzo

Il Corou de Berra è una formazione vocale di sei cantanti, ?quattro maschi e due femmine?. Questo coro si è presentato in Italia per un breve tour di tre date all’interno del Festenal, una rassegna itinerante dedicata alle Terre Alte e che, nel mese di agosto, ha proposto un?interessante serie di artisti nell’ambito del folk progressivo, della musica tradizionale francese rivisitata in versione semiseria, del flamenco libero e del canto sacro delle Alpi trentine. Festenal ha le sue basi nelle diverse valli alpine del Piemonte ed è giunta alla ventottesima edizione. Fra le varie esibizioni, questa rassegna ha organizzato queste date per il Nizzardo Corou de Berra, gruppo che si è fatto accompagnare da un quartetto d’archi di giovani speranze italiane: il Quartetto Naxos.

Il coro francese è nato spontaneamente quindici anni or sono per ridare vita e popolarità alle antiche melodie tradizionali che gli emigranti piemontesi avevano conservato nella regione di Nizza sulla costa francese. In effetti, la storia insegna come Piemonte, Savoia e Nizza siano stati un mondo culturale integro per diversi secoli e, solo durante il Risorgimento le ambizioni di unità d’Italia di Casa Savoia avevano portato alla frattura di questo piccolo mondo antico. Del resto, soltanto la trasformazione industriale e la massiccia immigrazione provocata da una nota casa automobilistica (di cui vorrei tacere il nome) avevano radicalmente cambiato l’assetto etnico e culturale del Piemonte; il Piemonte di frontiera ha sempre manifestato una vicinanza culturale accentuata alle regioni del Nizzardo e della Savoia piuttosto che al resto d’Italia. Che si chiami cultura occitana o provenzale, da alcuni anni in questa comunità si sta rinnovando l’interesse per le proprie radici: non è davvero un caso il numero crescente di concerti, di feste di paese e di iniziative culturali che si richiamano a quest?antica identità che, con il suo successo, ha reso obsolete le attuali frontiere.

Il Corou de Berra ha quindi riportato alla luce questo patrimonio musicale e gli ha ridato gloria rinnovandolo per il futuro. Il Corou tiene concerti in tutta Europa ed è stato recentemente premiato in una rilevante rassegna artistica in Germania; la qualità vocale del sestetto è indubbia e l’impasto sonoro è notevole: quando il concerto comincia, ci rendiamo conto subito di avere di fronte dei professionisti del canto. La serata scorre veloce anche grazie alle conversazioni del boss del gruppo, Michel Bianco, in un italiano gradevole e reso simpatico dalle contaminazioni con la lingua francese. Non è stato un concerto leggero: è stato appassionante ma notevolmente intenso.

Esaudito il repertorio tradizionale fatto di remote ballate, canti di lavoro, inni religiosi, canzoni d’autore, di protesta, d’amore e via di seguito, il gruppo ha dedicato la parte finale del concerto all’anticipazione del prossimo lavoro discografico in uscita nell’autunno 2004. Si tratta della libera reinterpretazione delle canzoni di Fabrizio De André. In realtà, il nostro Fabrizio non è mai stato molto conosciuto all’estero, nonostante nel suo periodo ?francese? abbia tradotto e interpretato diverse canzoni di Brassens. Ed è quindi una bella notizia scoprire come un gruppo francese abbia deciso di presentare e rendere noto il nostro indimenticabile Faber al pubblico ultramontano: da notare che le canzoni sono cantate in lingua originale (italiano e dialetto genovese). In questo breve tour italiano, ho intravisto nelle intenzioni di Michel Bianco il desiderio di mettere alla prova i nuovi arrangiamenti: del resto San Giacomo è la classica meta delle vacanze dei genovesi e dei liguri in genere, quindi il pubblico in teatro era quello giusto, quello che conosceva bene i brani originali e capace di offrire precise indicazioni di ritorno.

Il coro ha presentato quattro brani di De André, i primi due appartengono alla produzione iniziale: Ave Maria e Bocca di rosa. Se devo essere onesto, queste esecuzioni non sono state esaltanti. Nella prima parte del concerto avevamo apprezzato le grandi capacità di impasto vocale del Corou: ma l’interpretazione di questi due brani è risultata troppo debole. Forse il risultato era troppo simile agli originali di De André e il Corou non li sentiva ancora propri. Chissà.

Invece tutto è cambiato con i due brani successivi ed appartenenti al periodo etnico di Faber: Dolcenera e Creuza de Ma. Devo dire che qui l’entusiasmo del pubblico è salito alle stelle. In effetti, questo repertorio si è rivelato particolarmente adatto alle capacità vocali dei nostri coristi, ed è davvero sorprendente riconoscere come il repertorio più genovese e meno italiano di Fabrizio si sia rivelato il più efficace in quest?atmosfera internazionale. Davvero un lavoro ben fatto.
Un’ultima nota per il Quartetto Naxos, che ha arrangiato con due violini, una viola e un contrabbasso il repertorio di De André: gli adattamenti sono stati pregevoli e, sebbene, l?impostazione sia stata molto vicina alla musica classica e poco alla musica popolare, non mi sento di stroncarne la riuscita.

Ora non ci resta che attendere l’uscita del CD completo con tutte le canzoni di De André interpretate dal Corou de Berra per avere il quadro completo. Nella speranza che sia distribuito anche in Italia…
Riferimenti: Per saperne di più

Edu Hebling e la US Band

12 Agosto 2004 8 commenti
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